La menzogna e il riscatto italiano

Mentre in queste ore  il dibattito sul web tra Nord e Sud d’Italia assume toni sempre più accesi, c’è chi, non avendo a cuore le sorti dell’Italia, è pronto ancora una volta ad approfittare dell’occasione (indotta?) per puntare il dito contro l’incapacità degli italiani ad essere popolo.
orgoglio italianoCorsi e ricorsi storici, dice il grande “Vico”.
Vale la pena ricordare che il popolo italiano non è nuovo a questo tipo di offese, dietro le quali si nasconde in realtà una grande paura.
La nostra storia, la Magna Grecia, Roma, Pietro, il Rinascimento evidentemente incutono ancora grande timore in chi è abituato a seguire le sorti degli altri.
È quanto accadde nel 1500 circa.
I vari Stati, Regni e Ducati italiani erano contesi da Spagnoli, Francesi ed altre potenze straniere.
Nonostante la divisione geografica, l’Italia in realtà era già da diverso tempo diventata Nazione.
Dal nord al sud, infatti, gli italiani erano riconoscibili per la loro comunanza linguistica, etnica, religiosa e culturale.
Lo testarono sulla propria pelle i 13 cavalieri francesi che osarono denigrare lo spirito e le virtù degli italiani.
La menzogna celata dietro le loro accuse venne  a galla sotto i colpi inferti a Barletta dai 12 valorosi condottieri italiani, magistralmente guidati dal Capitano Ettore Fieramosca.
E così grazie a quattro campani, due siciliani, un pugliese, due romani, un abruzzese, due emiliani e un lombardo, tutti uniti dallo stesso sentimento, l’Italia diede dimostrazione della propria forza e del proprio valore a chi la voleva già vinta e asservita.
A questa e ad altre valorose imprese dovette probabilmente ispirarsi Giacomo Leopardi nel suo Canto “All’Italia”, che oggi più di allora può servire d’esortazione, sia agli italiani del Nord che a quelli del Sud, per ritrovare la forza e l’unità tramandataci direttamente dai nostri antenati mediterranei.

Avv. Domenico Fontanella

 

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